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cercare la felicita e saltare di gioia

Cercare la felicità è un processo

Cos’è e come si fa a cercare la felicità? La felicità si cerca o si scopre? In questo articolo tenterò di rispondere a queste domande attraverso il metodo del Coaching Umanistico.

Partiamo col dire che si può cercare la felicità partendo almeno da tre dimensioni: filosofica, spirituale, psicologica.

Ognuna di esse concorda sul fatto che la felicità sia più un prodotto che non un fenomeno in sé. 

Non è nemmeno sostenibile affermare che si raggiunge la felicità in assenza di problemi o turbamenti.

Infatti l’uomo ha dei bisogni ed è mosso da pulsioni e desideri che lo sbilanciano in avanti verso la soluzione dei suoi problemi.

Egli è sempre in tensione.

Si può essere felici perciò anche in presenza di turbamenti naturali.

Cercare la felicità: il ruolo della Filosofia

Se inquadriamo il cercare la felicità dal punto di vista filosofico, Epicuro ci parla di stato derivante dalla soddisfazione di Desideri Naturali e Necessari. 

Ne sono un esempio l’amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, l’amore, il vestirsi, le cure ecc.

Secondo il filosofo, dedicarsi a questi valori importanti, rappresenta un investimento importante di tempo ed energie.

Esso è ben riposto poiché rivolto a quei bisogni naturali e necessari di sicura soddisfazione personale e sociale.

Epicuro afferma al contrario che i desideri meno naturali e meno necessari quali: fama, prestigio, potere, successo e gloria porterebbero a sicuri dispiaceri.

A noi la scelta!

Cercare la felicità: il ruolo della Psicologia

Anche Maslow parla di bisogni inferiori e superiori da soddisfare per cercare la felicità.

La prospettiva Umanista invece (V.Frankl), invita a dare un senso e un significato alla propria esistenza per cercare la felicità.

In tal senso ogni uomo possiede un sano desiderio di autorealizzazione, che equivale ad un vero e proprio bisogno superiore.

Possiamo perciò mettere le basi per un’ulteriore riflessione.

L’uomo sperimenta un sentimento di felicità quanto più soddisfa i suoi desideri naturali e necessari e quando si motiva per raggiungere degli obiettivi di vita.

Meglio se in funzione di uno scopo che dia senso e significato al suo vivere.

Questo significa un po’  cercare la felicità anche secondo il Coaching Umanistico

Questo movimento dell’essere umano implica il dispiegamento di energie mentali e fisiche nonché l’espressione piena delle proprie potenzialità.

Gli antichi filosofi non parlavano di potenzialità ma di virtù dalle quali oggi le facciamo derivare.

Esse sono ad esempio la saggezza, il coraggio, l’umanità, la giustizia, la temperanza, la trascendenza e via di seguito.

E’ con l’avvento della psicologia positiva (Seligman) che anche in ambito psicologico si comincia a mettere l’accento e spostare l’interesse su queste virtù.

Si valorizzano le potenzialità dell’uomo piuttosto che i sui suoi limiti e i suoi disturbi.

Di questi infatti conosciamo quasi tutto. Sappiamo tutto dei mali dell’uomo (li abbiamo catalogati in tutti i modi), ma quali sono i suoi punti di forza? Mah!

Il ruolo del Coaching Umanistico

Il Coaching Umanistico ispirandosi alla filosofica antica ed alla psicologia positiva, oggi afferma con assoluta certezza quanto segue:

in presenza di una mancata espressione o repressione di una qualunque delle potenzialità dell’uomo, si può manifestare sofferenza.

Per cercare la felicità si passa di qui, da un cambio di prospettiva sull’uomo e dalle sue risorse interiori disponibili.

Si assiste dunque ad un cambio di paradigma importante:

anziché mettere l’accento sui traumi, i disturbi e le patologie, si cercano le potenzialità da esprimere.

Stai male? Qual è la potenzialità che non stai esprimendo attualmente nelle tue relazioni, nel tuo lavoro, nel tuo tempo libero?…

Se ad esempio, un individuo soffre in una relazione può essere che la sua felicità data dall’amare sia compromessa.

Ciò succede perché non riesce ad esprimere la potenzialità della socievolezza o dell’intelligenza sociale o della gentilezza.

Se una persona non esprime gentilezza, empatia, o non si interessa all’altro o ancora non si regola nei toni e nei modi, non potrà ricercare la felicità nelle relazioni!

Vediamo un altro esempio.

Se una persona fa un lavoro in cui non riesce ad esprimere al meglio la sua creatività o che non gli offre prospettive di interesse e crescita, è chiaro che non potrà essere pienamente felice.

Se un adolescente è confuso o si sente derealizzato può darsi che non stia coltivando potenzialità quali la spiritualità, la trascendenza utili a scoprire il proprio ruolo nel mondo ecc.

Potrei fare numerosi altri esempi, ma il succo è questo: 

non è possibile cercare la felicità se non si coltivano e non si esprimono le proprie potenzialità intrinseche.

Il punto non è soddisfare dunque solo i bisogni materiali.

Occorre dare libera espressione alle proprie competenze e qualità interiori che possano manifestarsi liberamente nel raggiungimento dei propri obiettivi.

Queste potenzialità si esprimono sempre in un contesto di relazione. Sono cioè relazionali.

Impossibile trovare una qualche forma di felicità che non ci metta in comunione con gli altre persone.

Vivere di rendita è possibile?

Il rischio di “vivere di rendita”.

Ci sono molte persone che non si “affannano” nella vita, a cui sembra andare sempre tutto bene… in fondo sembrano essere felici.

Diciamo che in Analisi Transazionale potrebbero essere i classici individui che percorrono un “copione di vita banale”.

Non si fanno domande né si danno risposte. Tutto sembra scorrere nella più banale normalità.

Del resto “Chi si accontenta gode” dice il detto.

Spesso queste persone vivono in un delicato equilibrio che però potrebbe essere messo a dura prova da eventi improvvisi e devastanti.

A questo punto della vita, anche chi ha vissuto di rendita, è chiamato a dare delle risposte… un significato. Si è chiamati ad uscire dalla propria comfort zone.

Come ho accennato nel post 5 del mio blog, è importante porsi obiettivi proprio per uscire da copioni banali o copioni “perdenti”.

Questi non sono altro che strategie di vita scritte nell’infanzia con una capacità critica limitata.

Esse risultano  disfunzionali e non più utili in età adulta ad esprimere al meglio noi stessi e le nostre potenzialità.

“Dai suoi frutti, riconoscerete l’albero…”

 

Cercare la felicità: domande utili

E’ proprio dai nostri frutti che possiamo comprendere se siamo soddisfatti o meno della nostra vita, se siamo sulla strada giusta per cercare la felicità:

– Mi piace il mio lavoro? Riesco a esprimere al meglio le mie potenzialità (creatività, progettualità apprendimento ecc.?)

– Mi soddisfa la mia relazione? Soddisfo i miei bisogni? Riesco a esprimere l’amore, il rispetto, la gentilezza, l’ascolto, l’empatia ecc.?

– Come sono le mie amicizie? …

– Cosa voglio combinare nella mia vita? Cosa mi guida? Dove voglio arrivare? Come immagino la mia vita fra 5 anni?…

Se abbiamo scelto e deciso quale vita vivere, quale mestiere ci rappresenta, quali relazioni ci elevano, quali valori ci guidano… allora la ricerca della felicità sarà un processo attivo.

Un processo che è fonte di felicità derivante dal perseguire con costanza le nostre mete e i nostri valori.

Per fortuna non è mai troppo tardi per cercare la felicità! proprio perchè si tratta di un processo perfettibile.

Quando la puntura della consapevolezza punge… l’uomo risponde con coraggio e amore per la vita.

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